Il laboratorio

Non abbiamo ancora deciso dove fermarci.

Una storia fatta di richieste impreviste, prove, errori, investimenti e domande sempre nuove.

LE ORIGINI

Cinquanta metri quadrati e un posto da cui cominciare

GLAB non nasce da un grande investimento o da un percorso già scritto. Prima del 2007 Cristian, insieme a un amico, arriva quasi ad acquistare una tabaccheria. La proposta non va a buon fine. Da quello che sembrava un progetto fallito nasce un’altra idea: suo fratello Samuele aveva studiato grafica. Con l’aiuto e il sacrificio dei genitori, nel 2007 aprono una piccola copisteria di circa 50 metri quadrati nel centro di Correggio.

IL LAVORO

Ogni richiesta apre una possibilità

All’inizio ci sono grafica, stampe con plotter, magliette, tazze e i normali lavori di una copisteria. Dopo circa un anno e mezzo o due anni GLAB abbandona progressivamente il lavoro rivolto al pubblico e si concentra sulle aziende. Arrivano banner, cataloghi, comunicazione aziendale e poi allestimenti fieristici. Crescono le richieste, le macchine e gli spazi.

RICERCA

Continuare anche quando il progetto si ferma

La richiesta di replicare una texture apre mesi di prove. Quando il progetto del cliente si interrompe, la ricerca di GLAB continua. Entrano nel laboratorio nuove tecnologie di stampa e il sistema METIS: lo scanner acquisisce il materiale e il software METIS genera le mappe. Da queste sperimentazioni nasce anche il percorso che porterà ai Cloni d’Arte.

FUORI ORDINARIO

Quando acquisizione, stampa e materia diventano un solo lavoro

Le richieste non rientrano più in una sola categoria. Campioni di superfici, riproduzioni materiche, installazioni e lavorazioni costruite su misura costringono il laboratorio a collegare strumenti e competenze diverse. È in questo spazio tra discipline che GLAB trova la propria identità.

I CLONI

L’immagine torna a essere materia

Con i Cloni d’Arte il colore, la trama, gli spessori e i segni del tempo vengono letti come parti dello stesso sistema. La riproduzione non si ferma all’aspetto fotografico: diventa un oggetto fisico, costruito attraverso acquisizione, prove, stampa e finitura manuale.

MANETTI

Un’acquisizione che assume un valore inatteso

Nel 2020 GLAB acquisisce ad altissima definizione “La cattura di San Pietro” di Rutilio Manetti per realizzarne una replica. Anni dopo la scansione entra nell’inchiesta giornalistica e televisiva relativa alla possibile corrispondenza del dipinto con un’opera rubata nel 2013. La definizione permette di analizzare craquelure, restauri e dettagli della zona della fiaccola. GLAB racconta il proprio lavoro in trasmissioni televisive senza prendere posizione sulla controversia. Nel febbraio 2026 Vittorio Sgarbi è stato assolto dall’accusa di riciclaggio per insufficienza di prove. Per il laboratorio il punto resta tecnico: la qualità dell’acquisizione ha permesso, anni dopo, di osservare particolari minimi della superficie.

OLTRE CONFINE

Da Correggio a richieste internazionali

Dopo la visibilità ottenuta attraverso questa vicenda arrivano richieste per i Cloni d’Arte non soltanto dall’Italia, ma anche dall’estero e da altri continenti. Non è il risultato di un piano costruito a tavolino: è la conseguenza di anni di lavoro e di un progetto che, in un momento preciso, mostra al pubblico ciò che il laboratorio sa fare.

OGGI

Duecentoquaranta metri quadrati diventati troppo stretti

Oggi nello stesso laboratorio convivono stampa, acquisizione ad altissima risoluzione, elaborazione digitale, Cloni d’Arte, materiali per il rendering e GLAB Anamorphia. I circa 240 metri quadrati attuali non bastano più e un nuovo cambiamento degli spazi è già previsto.

IL FUTURO

Non abbiamo ancora deciso dove fermarci.

Ogni volta che GLAB ha imparato a fare qualcosa, ha iniziato a chiedersi cos’altro fosse possibile fare con quella conoscenza. Lo spazio cambierà e le tecnologie continueranno a evolvere, ma il metodo resta lo stesso: osservare, provare e collegare competenze diverse.

Siamo partiti da 50 metri quadrati e una stampante.